MILANO – In Italia si presume siano circa 30.000 le donne con tumore al seno in forma avanzata o metastatica, caratterizzata dalla diffusione del tumore dal seno ad altre zone del corpo, come ossa, fegato, polmone o cervello. Solo il 5-10% dei 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno è in fase metastatica al momento della diagnosi, ma circa il 30% delle pazienti cui è stato diagnosticato un tumore al seno in fase precoce dovrà poi affrontare questa evoluzione.

Rompere il silenzio che circonda il tumore al seno metastatico. Dare voce alle migliaia di donne italiane affette da questa malattia, persone ‘invisibili’ agli occhi dei media e dell’opinione pubblica, che ancora non trovano l’ascolto e l’assistenza di cui hanno bisogno. Ribadire l’importanza di garantire, a tutte le donne che convivono con un tumore al seno in fase avanzata, il diritto alla migliore qualità di vita possibile, l’accesso alle migliori terapie innovative oggi disponibili, la continuità o il reinserimento lavorativo. Sono questi gli obiettivi di ‘Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico’, campagna nazionale di sensibilizzazione promossa da Pfizer in collaborazione con Fondazione AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e Europa Donna Italia, per sconfiggere paure e tabù attraverso la forza del racconto diretto della malattia.

Secondo una recente indagine condotta da GFK-Eurisko per Europa Donna, in Italia l’età media delle donne con tumore al seno metastatico è di 54 anni; circa il 30% ha meno di 45 anni e si trova quindi in una vita affettiva, relazionale e familiare molto intensa. La maggioranza è sposata e la metà ha un figlio ancora minorenne, il 40% lavora.

“Proprio perché si tratta di persone ancora giovani e socialmente, professionalmente e sessualmente attive, sulla vita di queste donne la malattia ha un impatto ancora più rilevante”, afferma Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia. Infatti, “per il 66% delle intervistate la malattia interferisce in modo consistente con lo svolgimento delle normali attività quotidiane- aggiunge D’Antona- percentuale che sale al 70% in riferimento all’attività lavorativa. La malattia e la terapia influiscono anche sulla vita affettiva e sessuale e a soffrirne in modo ancora più importante sono le donne più giovani tra i 35 e i 45 anni”.

Nell’ambito della campagna promossa da Pfizer le donne italiane con tumore al seno metastatico possono esprimere e condividere sentimenti ed emozioni attraverso il racconto della propria esperienza con la malattia. Ogni contributo narrativo sarà caricato sul sito voltatiguardaascolta.it per essere poi diffuso in forma non solo scritta, grazie alla voce narrante di tre attrici professioniste.

Sebbene non esista ancora una cura risolutiva per il tumore al seno in fase avanzata, le terapie mirate di ultima generazione sono oggi in grado di bloccare o rallentare la progressione della malattia garantendo al contempo una buona qualità di vita. “Quando si parla di tumore al seno metastatico bisogna ricordare che ci riferiamo a differenti sottogruppi di tumori che differiscono per caratteristiche biopatologiche, trattamenti e sopravvivenze globali mediane”, afferma alla Dire Stefania Gori, Direttore Oncologia, Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Negrar (VR). Dunque “proprio alla luce di queste differenze- prosegue Gori- è essenziale che ogni donna con tumore al seno metastatico possa avere accesso al trattamento più appropriato, con integrazione di terapie sistemiche antitumorali, radioterapiche e chirurgia, in base alle caratteristiche specifiche del tumore, alle sedi metastatiche, ai sintomi clinici”.

La campagna

Anche alla luce delle nuove prospettive terapeutiche, la campagna ‘Voltati. Guarda. Ascolta’ nasce per vincere il senso di rassegnazione di fronte a una malattia che quasi sempre colpisce le donne nel pieno della loro vita sociale e lavorativa, invitando media, istituzioni, professionisti sanitari e tutti i cittadini a occuparsi delle pazienti e delle loro esigenze, per valorizzarne il potenziale sociale e lavorativo.

Emarginazione e senso di solitudine caratterizzano in genere il vissuto quotidiano delle pazienti, e a questi sentimenti darà voce da oggi la campagna, articolata in due fasi; la prima, dedicata alla raccolta delle storie che le pazienti saranno invitate a scrivere e caricare sul sito voltatiguardaascolta.it, si concluderà il prossimo 15 luglio. Nella seconda fase invece, tre delle storie pervenute, secondo il parere di una giuria, saranno diffuse attraverso la pubblicazione in volumetti stile ‘Millelire’ ed eventi di piazza in alcuni capoluoghi italiani, organizzati intorno ad un’installazione di grande visibilità. In questo contesto, Michela Andreozzi, Emanuela Grimalda e Daniela Morozzi, attrici familiari e riconosciute dal grande pubblico grazie alla loro partecipazione a serial televisivi di successo, avranno il compito di leggere e interpretare le tre storie nel corso degli eventi di piazza e attraverso passaggi radiofonici.


Stanzione: “Ascolto diretto permette di capire le esigenze delle pazienti”

“Siamo convinti- dichiara alla Dire Alberto Stanzione, direttore oncologico di Pfizer in Italia- che solo dall’ascolto diretto delle pazienti sia possibile comprenderne veramente le esigenze e poter offrire loro risposte concrete al bisogno di salute e qualità di vita cui hanno diritto”.

 


Nicolis: “Aiom è il luogo di incontro tra oncologi e pazienti”

“Oggi sosteniamo un’iniziativa che, come molte altre, ci permette di accendere i riflettori sul tumore al seno metastatico, una malattia che implica un percorso di sofferenza per le donne e i loro familiari, e che tuttavia è poco affrontata dai media”. A spiegarlo alla Dire è Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica). Nicolis fa poi un breve excursus su quella che è la storia della Fondazione Aiom, nata nel 2005 “da una felice intuizione dell’oncologia italiana, che decide di aprire la sua casa anche ai pazienti e i loro familiari. Un luogo- conclude Nicolis- dove si incontrano gli oncologi e i pazienti per cercare di migliorare quello che è il percorso di cura”.

Fonte: Agenzia DIRE

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