Novità importante in tema di riforma delle pensioni: è stato infatti firmato il decreto attuativo relativo all’Ape Social. Ne dà notizia il sito del Governo, con un brevissimo comunicato che recita: “Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato il decreto attuativo dell’Ape Sociale”. Parole accompagnate da un foto che ritrae il frontespizio dell’atto e l’ultima pagina in cui si scorge la firma del Premier. Non si conoscono quindi al momento i dettagli del decreto, che con tutta probabilità cominceranno a diventare noti a partire da oggi, quando alcuni quotidiani pubblicheranno alcuni stralci del testo. A questo decreto è collegata anche la norma approvata prima di Pasqua che prevede un cambiamento nei requisiti richiesti in caso di svolgimento di lavori gravosi.

Dopo la firma di ieri, da parte del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il decreto di attuazione dell’Anticipo pensionistico, nella sua forma cosiddetta sociale, passa ora all’esame del Consiglio di Stato per poi essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Solo dopo questi necessari passaggi formali la misura previdenziale, che concede un prestito previdenziale di accompagnamento alla pensione per i lavoratori che hanno raggiunto i 63 anni di età e maturato almeno 30 anni di contributi e sono rimasti senza ammortizzatori sociali, diventerà operativa. Anche perché nell’Ape sociale sarà lo Stato a coprire i costi complessivi del prestito pensionistico e perciò non ci sarà alcuna necessità d’intervento né del sistema bancario, né di quello assicurativo.

Domande entro il 30 giugno

Per accedere alla misura bisognerà fare domanda all’Inps tra il primo maggio e non oltre il 30 giugno per rientrare nella prima finestra utile di pagamento della prestazione, che si aprirà tra settembre e dicembre previo monitoraggio da parte dell’Inps delle domande presentate. L’anno prossimo, invece, le domande di accesso all’Ape sociale dovranno essere presentate tra il primo gennaio e il 30 marzo per conseguire la prestazione a partire dal 1° giugno.

Millecinquecento euro mensili

I soggetti che hanno diritto al beneficio riceveranno un trasferimento monetario direttamente dall’Inps, pari alla pensione certificata al momento della richiesta (se è inferiore a 1.500 euro lordi) o direttamente 1.500 euro lordi (se la pensione futura certificata fosse maggiore). Bisognerà fare domanda all’Inps tra il primo maggio prossimo e non oltre il 30 giugno per rientrare nella prima finestra utile di pagamento della prestazione, che dovrebbe scattare tra settembre e dicembre. L’anno prossimo, invece, le domande di accesso all’Ape sociale dovranno essere presentate tra il primo gennaio e il 30 marzo per la finestra dei pagamenti che si apre in giugno. La misura, vale ricordarlo, ha una natura sperimentale, il che significa che solo dopo la prossima legge di Bilancio si saprà se il Governo intenderà renderla strutturale. Questa erogazione sociale – vale sottolinearlo – è tassata come reddito da lavoro dipendente(quindi il netto è maggiore di quello associato a un reddito da pensione equivalente).

I profili di tutela

Come più volte ricordato su pensionioggi.it le platee dei lavoratori che saranno coinvolti nell’APE sociale sono quattro. Potranno accedervi:

  1. i lavoratori dipendenti si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  2. i lavoratori dipendenti o autonomi che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  3. i lavoratori dipendenti o autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  4. i lavoratori dipendenti all’interno delle professioni indicate nella tavola sopra allegata che svolgono da almeno sei anni in via continuativa attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 36 anni.

Le platee e le risorse in campo

Secondo le stime governative i lavoratori 63enni che si trovano in condizioni do difficoltà e che potrebbero beneficiare dell’anticipo Ape social (che non prevede alcun rimborso a carico del percettore) potrebbero essere tra i 30 e i 35mila quest’anno e un poco meno nel 2018. La misura è finanziata quest’anno con 300 milioni che salgono a 609 l’anno prossimo, 647 nel 2019, 462 milioni nel 2020. Dal 2021 la curva di spesa scende a 281 milioni per andare a esaurimenti nei due anni successivi essendo sostituita con le pensioni dei beneficiari. Il monitoraggio che dovrà effettuare Inps prevede uno scorrimento delle “graduatorie” degli apisti social in caso le domande eccedessero le risorse disponibili.

Damiano (Pd), bene Gentiloni su APe Sociale

‘Il Premier Gentiloni ha firmato oggi (ieri ndr) il decreto attuativo dell’Ape sociale: una buona notizia. Dato il ritardo accumulato, cominciavamo a preoccuparci. Vedremo il testo del decreto e ribadiamo che la normativa dell’Ape deve decorrere dal primo maggio prossimo’.

Cosi’ in una nota il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd).

‘Ci auguriamo – aggiunge – che tutto il pacchetto pensionistico, compreso il cumulo gratuito dei contributi e la pensione a 41 anni per i lavoratori ‘precoci’ che svolgono lavori gravosi, trovi una piena e rapida attuazione’. Secondo Damiano ‘questi contenuti costituiscono la prima parte del verbale sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Governo nel settembre scorso: una volta attuati, bisognera’ affrontare la seconda parte che riguarda la ‘pensione di cittadinanza’ dei giovani e l’aspettativa di vita che – conclude – andra’ bloccata o almeno rallentata se non vogliamo andare tutti in pensione a 70 anni lasciando i giovani eternamente disoccupati’.

Fonte: ilsussidiariourbanpostpensionioggiilsole24oreborsaitaliana

Articolo di Pensioninovita che ripubblichiamo per gentile concessione

Riforma Pensioni Novità, APe Social: Gentiloni firma il decreto attuativo, domande dall’1 maggio
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