L’emanazione dei decreti attuativi sembrava una cosa scontata, con gli incontri tra Governo e sindacati già calendarizzati. L’ultimo incontro previsto per il 13 marzo è slittato al 20, così come il precedente del 2 marzo, servì solo a spostare in avanti l’uscita dei decreti attuativi. Adesso il ritardo è sensibile, con meno di due mesi dalla data di avvio di APe e Quota 41. Il ritardo riguarda anche la tanto attesa circolare Inps su Opzione donna. In pratica, tutto brancola ancora nel buio e le novità previdenziali previste dalla Legge di Bilancio sono ancora in attesa di chiarimenti.

Secondo quanto riporta il Corriere l’esecutivo dovrebbe scegliere alcune categorie a cui dare la priorità. Tra queste ci sono i disoccupati, poi i lavoratori disabili e infine quelli con un disabile a carico.

Difatti, nello scrivere i decreti attuativi per l’Ape si sta lavorando ai criteri di precedenza, per cui, tra i lavoratori che hanno diritto all’Ape social, potrebbero essere ”privilegiati” i disoccupati che abbiano versato almeno 30 anni di contributi ma che sono da almeno tre mesi senza alcun tipo di ammortizzatore sociale. E poi verrebbero via via i lavoratori delle altre categorie, quindi parliamo di disabili (almeno al 74%) sempre con almeno 30 anni di contributi, di chi assiste (da almeno sei mesi) coniuge o parente di primo grado convivente con disabilità e dei lavoratori che da almeno sei anni svolgono lavori usuranti o attività gravose e che abbiano versato almeno 36 anni di contributi.

Una scelta che fa discutere quella di mettere i disoccupati davanti ai disabili ma che a ben vedere appare più che logica. I senza lavoro che avrebbero accesso prioritario all’Ape social, l’assegno mensile Inps interamente a carico dello Stato senza chiedere alcun prestito, devono essere non solo senza un posto di lavoro e con 30 anni di contributi alle spalle ma non devono fruire neanche di alcun ammortizzatore sociale quindi senza alcun aiuto o entrata mensile, a differenza di chi è affetto da disabilità e che il più delle volte ha un piccolo sussidio da parte dello Stato. Una scelta sì difficile ma forse obbligata e si spera di non generare una guerra fra poveri.

E il terreno su cui opera il governo in questo momento è quello dell’Ape social che di fatto permette di andare in pensione fino a tre anni e sette mesi prima della scadenza senza la riduzione dell’assegno per le fasce sociali tutelate. E su questo fronte emerge un problema di coperture:

la legge di Bilancio ha stanziato 300 milioni di euro per pagare l’assegno mensile fino a 1500 euro a carico dello Stato ma le stime parlano di 35mila domande in arrivo per accedere all’Ape social. A conti fatti quei soldi potrebbero così non essere sufficienti. Da qui i tecnici starebbero valutando dei criteri di priorità nell’accesso all’Ape social.

La Cgil, tramite Susanna Camusso, sprona quindi Poletti e i suoi a fare in fretta. “Il governo aveva garantito che i tempi di applicazione delle norme sarebbero stati rispettati. Deve quindi darsi una mossa perché la scadenza del 1 maggio è un impegno di legge’”, ha detto il Segretario generale del sindacato di corso d’Italia.

In effetti manca circa un mese e mezzo alla prevista entrata in vigore dell’Anticipo pensionistico, ma ancora non si sa quanto costerà utilizzare l’APe volontaria, né se si potrà o meno accedere all’Ape social, evitando così di subire penalizzazioni sul proprio assegno pensionistico. Gli edili da tempo chiedono una modifica dei requisiti per accedere all’Ape social, mentre i lavoratori precoci vorrebbero che Quota 41 fosse estesa a tutti i lavoratori.

Non bisogna poi dimenticare che il Comitato Opzione donna social e il Comitato licenziati o cessati senza tutele hanno chiesto che il cumulo contributivo gratuito possa essere utilizzato anche per accedere a Opzione donna e all’ottava salvaguardia degli esodati dato che ora ciò non è possibile. Non resta che aspettare novità su questi importanti temi.

Fonte: blastingnewsilgiornalewallstreetitaliailsussidiarionanopress

Articolo di Pensioninovita che ripubblichiamo per gentile concessione

Riforma Pensioni Novità 2017, retromarcia su APe: i soldi non bastano prima solo disabili e disoccupati
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  • Silverio Piga

    basta 41 per tutti e ora di finirla lavoro ai giovani