Pensiamoci bene, riflettendo su tutto quello che di distruttivo è successo negli ultimi venti anni: a partire dal cosiddetto pacchetto Treu del 1997, che di fatto inaugurava la furia deformatrice di tutti i governi che poi seguiranno, fino all’ultima leggina del 2016 (la n. 197), che è arrivata a togliere il diritto di discutere le cause di Cassazione in pubblica udienza, passando attraverso il Decreto 276 del 2003, che istigava al decentramento produttivo tramite le esternalizzazioni facili, poi il cosiddetto “Collegato lavoro” del 2010 che restringeva la possibilità di chiedere giustizia con l’introduzione di termini brevi in tutte le questioni più importanti del diritto del lavoro, poi l’abolizione della gratuità del processo del lavoro inaugurata con apposita legge nel 2011, poi le molteplici manomissioni “tecniche” della legge Fornero del 2012, poi la completa liberalizzazione del contratto a termine del Decreto Poletti del 2014, infine il Jobs Act di Renzi che, tradotto in italiano, sarebbe soltanto “il contratto di lavoro a tutele indecenti” delle nuove generazioni.

Poletti contro la legge Fornero

Giuliano Poletti ieri è intervenuto al Senato per un’informativa dopo le sue dichiarazioni sui giovani italiani all’estero che hanno scatenato non poche polemiche, fino ad arrivare alla richiesta delle dimissioni del ministro. Il quale, oltre a scusarsi nuovamente, ha voluto analizzare la situazione dell’occupazione giovanile, puntando anche il dito contro la riforma delle pensioni targata Fornero.

Il rapporto giovani mercato del lavoro resta al centro dell’attenzione del governo che in questi anni, elenca Poletti, ha agito per contrastare gli effetti pesanti innescati dalla grande crisi del 2008.

“Sappiamo tutti che le prospettive di lavoro dei giovani in Italia sono state fortemente compromesse dalla grande crisi del 2008: all’inizio 2008 i giovani disoccupati erano 400 mila a marzo 2014 il picco era a quota 707mila”, ricorda. Ma a novembre 2016 i giovani disoccupati sono scesi a 627mila, aggiunge. “La disoccupazione giovanile resta comunque a livelli preoccupanti ma da marzo 2014 a novembre scorso è diminuita di 3,5 punti”.

Anche la riforma delle pensioni targata Fornero nel 2011 ha avuto il suo peso negativo sui giovani: “Ha fortemente innalzato l’età di pensionamento”, così come non ha aiutato “la lontananza del nostro sistema di istruzione dal mondo del lavoro e dell’impresa”, prosegue ricordando i provvedimenti del Governo, da Garanzia Giovani, all’alternanza tra scuola e lavoro, all’apprendistato fino alle nuove norme sul prestito pensionistico che “aumenta le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro dei giovani”.

Infine, “in relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher, il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero” dice Poletti, annunciando al Senato il prossimo provvedimento del governo sui buoni per il lavoro accessorio.

Qualcuno potrebbe, comunque, fare notare che il ministro non ha fatto molto per risolvere questo problema, dato che i requisiti pensionistici non sono stati cambiati e si è solo trovato il modo per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro per alcune categorie di italiani, in alcuni casi con una penalizzazione da scontare sulla pensione.

Sacconi: Legge Fornero inumana

Non ci va leggero Maurizio Sacconi nell’esprimere un suo giudizio sulla riforma delle pensioni di Elsa Fornero. Ospite di “Ho scelto Cusano”, trasmissione di Radio Cusano Campus, l’ex ministro ha detto infatti che

“Accusarono il governo Berlusconi per lo scalone. La riforma Fornero allora più che uno scalone, ha organizzato un precipizio improvviso. La realtà si vendica. Non è un caso che poi la riforma Fornero sia stata negata, contraddetta e violentata da vari atti dei successivi governi. Era una legge inumana, non ha tenuto conto delle persone in carne ed ossa. Era una riforma ideologica che ha affrontato il tema in astratto. Io interverrei su questa legge per estendere regole flessibili a tutti. I mercati del lavoro inclusivi e flessibili funzionano sia per gli anziani che per i giovani, non li mettono in conflitto tra loro. I cattivi mercati tendono invece a penalizzare sia anziani che giovani. Si rifletta però anche sulla debolezza di molti giovani per quanto riguarda le competenze, per colpa del nostro sistema educativo.

La legge Biagi ha fatto crescere l’occupazione senza spendere un euro. Ha fatto di più quella legge senza spendere un euro che non il jobs act che è costato 20 miliardi di incentivi. Non ho mai condiviso la politica degli incentivi soprattutto quando sono esagerati perchè producono fiammate che poi si riassorbono. Si parla tanto male dei voucher, ma non dei tirocini. Ovviamente meglio un posto di lavoro strutturato che il voucher, ma almeno col voucher ti pagano i contributi previdenziali. Abuso voucher? Più che abuso ci possono essere patologie. Con la tracciabilità gli abusi non sono più possibili. Io mi preoccupo di dove i voucher non ci sono più che preoccuparmi di dove ci sono. Come mai in Sicilia, in Calabria e in Campania ci sono così pochi voucher?.

Nel tempo limitato di questa legislatura si possono immaginare alcune misure emergenziali. C’è un problema generale di alfabetizzazione digitale di gran parte dei lavoratori che richiede un piano straordinario, occorre un’operazione eccezionale da questo punto di vista”.

Fonte: Il Fatto QuotidianoIl SussidiarioAdnkronosTag24

Articolo di Pensioninovita che ripubblichiamo per gentile concessione

Poletti e Sacconi contro la legge Fornero: Inumana e ha penalizzato i giovani
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