Una ‘busta arancione‘ nella casella della posta. Con dentro tutto quanto è necessario sapere sulla propria pensione: a quanto ammonterà l’assegno, quando lo si potrà ottenere e cosa fare per crearsi una pensione integrativa. Nell’attesa che su questo tipo di informazioni possano contare anche gli italiani non resta che cercare di far fronte all’incertezza ciascuno come può.

Ecco allora una guida completa, passo dopo passo, sulle modalità di calcolo della pensione.

Premessa

I lavoratori di oggi (e quindi i pensionati futuri) andranno in pensione con una regola di calcolo delle prestazioni meno generosa rispetto a quella di cui hanno potuto godere i loro genitori e con un’età più elevata. Se il primo fattore (riduzione delle prestazioni) lascia pensare che sia necessario aumentare oggi il risparmio per fare fronte alla riduzione futura della pensione pubblica, il secondo, allungando la fase attiva e riducendo quella di riposo, va nella direzione opposta.

A determinare l’assegno pensionistico dei 25-35enni di oggi non saranno tanto gli anni di retribuzione versati nelle casse dell’Inps quanto l’età in cui si deciderà di andare in pensione. Importo che, però, sarà legato anche ad altri due parametri: l’andamento delle retribuzioni e l’oscillazione del prodotto interno lordo che, stando alle previsioni del ministero dell’Economia, dovrebbe attestarsi a una crescita annuale dell’1,5%.

Lo sforzo, però, si dovrà compiere alla soglia dei 70 anni e quindi sarà da verificare quanti avranno la voglia, le forze, la possibilità di continuare a lavorare a quell’età anche se l’aspettativa di vita sarà di oltre 86 anni per gli uomini e di 91 per le donne.

31 Dicembre 1995

Per stimare la propria pensione bisogna tenere conto che il sistema di calcolo cambia a seconda dell’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 1995. Una vera e propria data spartiacque

Per chi può contare su almeno 18 anni di assicurazione si applica il tradizionale, e più favorevole, criterio retributivo, legato agli stipendi dell’ultimo periodo lavorativo. Con l’ultima riforma, il calcolo retributivo interessa solo l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 2011.

Per chi ha meno di 18 anni di assicurazione, il criterio utilizzato è quello misto. Per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 1995 si applica il metodo retributivo, e per i periodi successivi vale il criterio contributivo, strettamente legato al valore dei versamenti effettuati.

A chi è stato assunto dopo il primo gennaio 1996, per finire, si applica invece soltanto il criterio contributivo.

Esempio

Prendiamo in considerazione una crescita annuale del Pil nel periodo pari a poco meno dell’1,5%, allora il tasso di sostituzione netto per un dipendente che nel 2050 incasserà il primo assegno previdenziale sarà del 73,1%, con 38 anni di contributi, quota che nel 2060 salirà al 73,6 per cento. Un autonomo (artigiano) senza coniuge a carico potrà contare rispettivamente sul 72,8 e sul 73,7 per cento. Se, però, il dipendente andasse  in pensione con la vecchiaia (nel 2050, 70 anni di età e 40 di contributi) vedrebbe il tasso di sostituzione netto schizzare a quota 83,1 oppure a 85,5 nel 2060, contro il 78,2 del 2010. Per l’autonomo, invece, i 70 sarebbero un traguardo obbligato, ma con un paio di anni di contributi in più (se ha iniziato a lavorare prima o non ha avuto ‘buchi’ nei versamenti) vedrebbe il tasso di sostituzione salire anche di cinque punti percentuali.

Pensioni: Tutto quello che si deve sapere per scegliere quando
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