Pensioni: Nessuna penalità per le pensioni conseguite prima dei 62 anni

In fondo è la prima buona notizia dell’anno per chi vuole andare in pensione prima di aver compiuto i 62 anni. Da giovedi 1° gennaio 2015, infatti, chi ha maturato i requisiti per la cosiddetta pensione anticipata potrà andare in pensione anche senza aver compiuto l’età di 62 anni senza alcuna penalizzazione. E’ uno spiraglio, che apre a un nuovo percorso di maggiore flessibilità dell’età di uscita dal lavoro da molte parti richiesto, che le regole attualmente in vigore hanno irrigidito e può essere un test sulle modifiche che sono all’ordine del giorno dell’agenda del governo e dell’Inps.

La legge 214/2011 (e successive modifiche) prevede che per coloro che accedono alla pensione anticipata prima dei 62 anni si applica, sulla quota di trattamento pensionistico relativa alle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 2011, una riduzione pari a un punto per ogni anno di anticipo nell’accesso alla pensione rispetto all’età di 62 anni; tale percentuale annua è elevata a due punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto ai 60 anni. È da sottolineare, che la riduzione si applica sulla quota di trattamento pensionistico calcolata secondo il sistema retributivo. Ne deriva, che per chi ha un’anzianità contributiva pari a 18 anni al 31 dicembre 1995, la riduzione si applica sulla quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 2011; mentre, per coloro che hanno un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, la riduzione si applica sulla quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 1995.

La penalizzazione è stata poi sterilizzata per coloro che maturano il requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, qualora l’anzianità contributiva prevista derivi da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria, nonché per la donazione di sangue e di emocomponenti, per i congedi parentali di maternità e paternità nonché per i congedi e i permessi concessi ai per assistere i disabili (articolo 33 della legge 104/1992). Con il messaggio 5280/2014 l’Inps ha ribadito, a seguito anche di parere ministeriale, la tassatività dell’elenco.

Ebbene, la legge di Stabilità ha cancellato la penalizzazione per tutti i trattamenti con decorrenza entro il 31 dicembre 2017, lasciandola esclusivamente per coloro che si pensioneranno dal 1° gennaio 2018 in poi, a meno che la loro anzianità contributiva sia costituita solo da contribuzione derivante da effettivo lavoro (no dunque riscatti e periodi figurativi come la mobilità o la cassa integrazione straordinaria). In questi casi la decurtazione non opera.