Pensioni: Legge di Stabilità e TFR in busta paga, chi penalizza

La misura (a carattere temporaneo), avente come scopo quello di garantire una maggior liquidità alle famiglie, si applica a tutti i lavoratori del settore privato ad eccezione dei collaboratori domestici e dei lavoratori agricoli. Ai dipendenti pubblici non è concesso avvalersi di tale scelta. Diniego che è sempre stato motivo di lamentele e proteste da parte dei dipendenti pubblici, che con tale norma si vedono discriminati rispetto ai lavoratori del settore privato.

Dunque, dopo la riforma del Trattamento di fine rapporto, che ha introdotto il regime pensionistico complementare in opzione per tutti i dipendenti in forza al 31 dicembre 2006, arriva dal 2015 un ulteriore possibilità di scelta per i lavoratori dipendenti: quella di ricevere in “busta paga” le quote del proprio TFR maturando.

L’opzione di scelta, introdotta dall’art. 1 comma 26 della legge sopra citata, può essere esercitata da tutti i dipendenti che abbiano raggiunto sei mesi di anzianità presso il medesimo datore di lavoro, ed è irrevocabile dal momento in cui viene formulata, dal 1 marzo 2015, fino al 30 giugno 2018. Le quote di TFR maturando da ricevere in liquidazione possono riguardare anche le somme che il dipendente aveva, per tempo, scelto di conferire a un Fondo Pensione, per finanziare una forma pensionistica integrativa.

La legge di stabilità 2015 stabilisce inoltre che siano gli istituti di credito ad anticipare il Tfr. Le aziende, al momento in cui il dipendente andrà in pensione, verseranno alle banche le somme accantonate, con il tasso che sarà pari a quello dell’inflazione. L’unico vincolo è quello di non poter recedere dall’opzione fatta fino a tutto il giugno 2018. I lavoratori interessati a scegliere l’opzione tfr in busta paga, dovranno tener conto di tale vincolo al momento della decisione.

Per quanto riguarda la tassazione applicata al TFR bisogna fare una distinzione: si applicherà una tassazione ordinaria sull’anticipo del TFR richiesto dai lavoratori, mentre si applicherà una tassazione separata (tassazione agevolata) sull’importo erogato ai lavoratori al momento di andare in pensione.

Cosa succederà ai lavoratori, dal punto di vista reddituale? L’importo del TFR si aggiungerà al reddito del lavoratore incidendo, chiaramente, sulle detrazioni d’imposta, sugli assegni familiari e sul reddito ISEE. Questa somma, però, non sarà considerata per la percezione del bonus degli 80 euro. Inoltre, il TFR anticipato non sarà assoggettato a contributo previdenziale. Come già accennato in precedenza, il lavoratore che sceglie di avere il TFR in busta paga non potrà tornare indietro nella sua scelta almeno fino al 30 giugno 2018. Non è stato definito, però, cosa dovrebbe succedere nel caso in cui il lavoratore dovesse cambiare lavoro.

Ricapitolando, si tratta di una misura dagli esiti molteplici; se è vero, da una parte, che i dipendenti possono vedere aumentare le proprie entrate nell’immediato, dall’altra bisogna considerare che questo avverrà a discapito di una ricchezza futura, nel tempo accumulata: difatti, i lavoratori che scelgono di farsi erogare il TFR maturando, a fronte di un incremento reddituale, finanziato con erosione di ricchezza futura, vedranno diminuirsi l’importo erogato dal datore di lavoro a titolo di ANF, senza considerare gli effetti negativi di un aumento dell’ISEE.

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