Pensioni: Legge di Stabilità 2015 e tetto alle pensioni, chi perde

D’ora in poi, le pensioni dovranno essere liquidate tenendo conto dell’importo che non potrà superare quello che sarebbe spettato tenendo conto delle regole precedenti l’entrata in vigore della riforma Fornero-Monti, legge 214/2011. Questo, quanto previsto, in sintesi, dal comma 707 dell’art. 1, della legge 190/2014 (Stabilità 2015).

In maniera specifica, viene previsto che in ogni caso, l’importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della data di entrata in vigore del Decreto legge 201/2011, computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa.

La disciplina delle pensioni distingue, infatti, due categorie di lavoratori in base al regime di calcolo della pensione:

  • i ‘vecchi’, quelli che hanno iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996 e
  • i ‘giovani’, quelli che hanno iniziato a lavorare da tale data.

Fino al 31 dicembre 2011 i vecchi hanno fatto parte del regime retributivo o misto di calcolo della pensione, a seconda che avessero o meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. I giovani appartengono da sempre (cioè dal 1996) al regime contributivo. Con la riforma Fornero, dal 1° gennaio 2012, tutti i lavoratori, vecchi e giovani, rientrano nel regime contributivo:

  • ai vecchi la pensione è calcolata in parte con la regola retributiva (anzianità al 31 dicembre 2011), in parte con quella contributiva (anzianità dal 1° gennaio 2012) mentre
  • ai giovani la pensione è tutta calcolata con la regola contributiva.

Per i giovani, inoltre, i contributi si pagano fino a un certo importo di retribuzione. Per il 2014 tale limite è stato pari a 100.123 euro: oltre non si sono pagati contributi, ma non si maturerà neanche la pensione. Perciò il giovane che ha guadagnato 200mila euro nel 2014 avrà pagato i contributi fino all’importo di 100.123 euro e anche la sua futura pensione sarà calcolata fino al corrispondente (ridotto) montante contributivo.

Lo stesso limite non valeva per i vecchi lavoratori: e questa è l’anomalia della riforma Fornero. Perché il vecchio dipendente che guadagnava 200mila euro, che nel regime retributivo avrebbe potuto maturare una pensione massima (con il massimo d’anzianità di 40 anni) di 160 mila euro (l’80% dell’ultima retribuzione), con il sistema contributivo si ritrovava a poter maturare una pensione più alta, perché svincolata dal tetto contributivo (100.123 euro nel 2014) e svincolata anche dagli anni di contribuzione (massimo 40 nel regime retributivo). La legge di Stabilità 2015, dunque, ha corretto questa anomalia: i vecchi non possono ricevere una pensione d’importo superiore a quella calcolata con la regola retributiva.

E’ da sottolineare, che la nuova norma si applica anche, come stabilito dal comma 708 dell’art.1 della legge 190 citata, ai trattamenti pensionistici già liquidati alla data di entrata in vigore della stessa legge, 1° gennaio 2015, con effetto a decorrere dalla medesima data. Ciò, dovrebbe significare che dal 2015 i trattamenti pensionistici liquidati prima di tale data dovranno essere ricalcolati tenendo conto delle nuove regole introdotte dalla legge di stabilità del 2015, in modo che l’importo non risulti superiore a quello che sarebbe spettato tenendo conto delle regole antecedenti il Dl 201/2011. Di conseguenza, coloro che hanno avuto un calcolo più favorevole con le norme introdotte dal DL 201/2011, si vedranno diminuire l’importo della pensione dal 2015.

Pensioni: Legge di Stabilità 2015 e tetto alle pensioni, chi perde
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  • Effemeride

    Un nostro lettore ci ha inviato le seguenti delucidazioni
    riguardo ai calcoli sopra esposti e noi oltre che ringraziarlo pubblichiamo le
    sue correzioni cosicché i nostri lettori possano avere una migliore idea su
    come funziona questa materia complessa.

    “In relazione al vostro articolo “Pensioni: Legge di
    Stabilità 2015 e tetto alle pensioni, chi perde” che sostiene che un
    dipendente, la cui ultima retribuzione sia stata pari a 200.000 euro,
    percepisce una pensione pari a 160.000 euro (l’80% dell’ultima retribuzione) e
    solo per amore di verità, teniamo a specificare quale sia in realtà il sistema
    di calcolo pre-Fornero applicato dagli Enti previdenziali:

    BASE DI CALCOLO:

    Il metodo di calcolo in vigore prima della riforma Fornero
    ed esclusivamente per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano 18 anni di
    contributi (quindi intero calcolo retributivo) tiene conto della media
    settimanale degli stipendi nelle ultime 260 settimane (5anni) di contribuzione
    per la fascia A che va dall’inizio della contribuzione al 31 dicembre 1992 e
    della media settimanale delle ultime 520 settimane (10 anni) di contribuzione
    per la fascia B che va dall’1 gennaio 1993 al momento del pensionamento fino a
    tutto il 31 dicembre 2011.

    Al risultato delle due medie settimanali viene applicata le
    percentuali di rendimento che sono a scaglione e per il numero delle settimane
    maturate in ciascuna fascia:

    IPOTESI DI CONTRIBUZIONE DI 40 ANNI

    FASCIA A

    L’importo di € 827,73 (pari a € 43.041,96 annuo) per il numero di settimane
    per 2%; 80%

    l’importo di € 273,15 (pari a € 14.203,8 annuo) per il
    numero di settimane per 1,5%; 60%

    l’importo di € 273,15 (pari a € 14.203,8 annuo) per il numero
    di settimane per 1,25%; 50%

    Il rimanente importo fino al totale della media settimanale
    per il numero di settimane per 1%; 40%.

    FASCIA B

    L’importo di € 827,73 (pari a € 43.041,96 annuo) per il numero di settimane
    per 2%; 80%

    l’importo di € 292,12 (pari a € 15.190,24 annuo) per il
    numero di settimane per 1,6%; 64%

    l’importo di € 292,12 (pari a € 15.190,24 annuo) per il
    numero di settimane per 1,35%; 54%

    l’importo di € 212,45 (pari a € 11.047,40 annuo) per il
    numero di settimane per 1,1%; 44%

    Il rimanente importo fino al totale della media settimanale
    per il numero di settimane per 0,9%; =
    36%.

    Errato, dunque, segnalare una pensione di € 160000,00 annue
    lorde.

    PERCENTUALE DI RENDIMENTO:

    Quindi, presupponendo che il lavoratore che percepisca
    un’ultima retribuzione pari a 200.000 euro abbia goduto di una dinamica
    salariale pari al 3% medio/annuo, il calcolo corretto fornisce il risultato che
    si specifica di seguito: € 97830,36 pari al 48,91518%”

    Firmato Lucio Rizzo, che ringraziamo ancora una volta.