Sono sei i passaggi obbligatori per chi desidera avere una pensione un po’ meno povera e averla un po’ prima; vediamoli insieme:

Riscattare la laurea

Il riscatto degli anni universitari permette di fare valere gli anni di studio come effettivi anni di contribuzione e di andare prima in pensione. Il costo di questa operazione è variabile. Il versamento da effettuare corrisponde al 33% dello stipendio lordo.

Attenzione: prima si effettua il riscatto degli anni universitari, meno si paga. La richiesta può essere fatta, anche se si è disoccupati e riguarda solo gli anni accademici effettivi del corso di laurea, escludendo quelli fuori corso. È possibile dilazionare il riscatto in dieci anni, rateizzando quindi l’esborso. Le somme versate per il riscatto sono interamente deducibili fiscalmente.

Versare contributi aggiuntivi

E’ possibile versare contributi aggiuntivi al proprio ente previdenziale. Per fare domanda bisogna aver versato almeno tre anni di contributi nei cinque anni precedenti alla data della richiesta, oppure cinque anni di versamenti nell’arco dell’intera vita. Tale operazione permette di coprire i cosiddetti buchi contributivi, ovvero quelli di inattività scoperti da versamenti pensionistici, al fine di rendere la propria pensione più alta.

Attenzione: La copertura con il versamento di contributi volontari è possibile per periodi pregressi solo limitatamente ai sei mesi precedenti la domanda di ammissione, quindi è consigliabile chiedere l’autorizzazione ai versamenti volontari tra un lavoro e l’altro appena si diventa disoccupati.

Accreditare il periodo della maternità anche se si è disoccupate

Il periodo di maternità non è un riscatto ma un accredito, non è perciò oneroso, ma gratuito. Basta presentare domanda all’Inps. I contributi accreditabili nelle casse previdenziali fanno riferimento a un periodo massimo di cinque mesi, quelli corrispondenti al periodo di maternità previsto per le donne dipendenti.

Riscattare i contributi non versati dal datore di lavoro

Può capitare che un lavoratore dipendente non verifichi l’effettivo pagamento dei contributi da parte del proprio datore di lavoro. Quando l’omissione cade in prescrizione, il lavoratore si ritrova con un periodo non coperto adeguatamente. Anche in questo caso il buco può essere riscattato, avvicinando così la data di conseguimento della pensione. Basta presentare all’Inps documenti certi, come la busta paga.

Riscattare l’anno del servizio militare o civile

Gli uomini possono anticipare di un anno la pensione utilizzando il servizio militare o il servizio civile ai fini previdenziali.  L’operazione è gratuita e si ottiene presentando all’Inps richiesta in carta semplice, completata con la copia autentica dello stato di servizio per gli ufficiali e con la copia autentica del foglio matricolare per soldati e sottufficiali.

Con la ‘totalizzazione’, accorpare i contributi versati all’estero

La totalizzazione consente l’acquisizione del diritto ad un’unica pensione di vecchiaia, di anzianità, di inabilità o ai superstiti a quei lavoratori che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali e che altrimenti non avrebbero potuto utilizzare tutta o in parte la contribuzione versata. Se hai svolto attività lavorativa all’estero (in paesi dell’Unione Europea o convenzionati) hai la possibilità di sommare, gratuitamente, i contributi versati fuori dall’Italia con quelli accreditati all’Inps per perfezionare il diritto a pensione.

Pensioni: Come ottenere il massimo
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  • gianluigi

    Che siamo un paese in cui la trasparenza e l’informazione siano carenti è dato certo, ma che si crei confusione per allungare i tempi, questo è segno di inciviltà.
    Incivile è uno stato che non risolve la situazione degli esodati, dei quota 96, dell’opzione donna, che mantiene a taluni i privilegi e toglie ad altri diritti acquisiti spostando i termini della pensione a pochi giorni, mesi, anni dal traguardo di una vita.
    Per non parlare dell’insensibilità verso i già penalizzati, di coloro che da qualche giorno, mese, anno hanno contratto malattie incurabili diventando portatori di handicap, a costoro le aspettative di vita sono calcolate alla stregua dei normodotati e per molti non vi è soluzione alcuna se non una condanna a morire al lavoro, una sorta di fine lavoro mai, mentre i giovani, sani, non riescono ad entrare nel mondo del lavoro.
    Le soluzioni sono semplici e veloci se prese con criteri di equità e sostenibilità, ma per le lobby questo potrebbe voler dire la fine di certe rendite. Il buon senso richiede sacrifici che non possono più essere a senso unico, sono in molti ormai che non sopportano altre sperequazioni e a queste, unica soluzione è il concretizzarsi di un movimento rivoluzionario, distruttivo.
    I dati su 7.000 pensionati che ricevono più di quanto versato o per nulla versato è noto e certo, da costoro in primis lo sforzo di solidarietà, dalle pensioni che creano rendite ( pensioni d’oro ) in un frangente in cui c’è chi non riesce a sopravvivere l’onere del maggior sforzo, dall’inversione di una classe dirigente che tollera ampiamente a sé stessa ciò che vieta agli altri è da vedersi il cambiamento. Risparmi sui benefit loro concessi, risparmi sugli sprechi che come l’evasione fiscale sono conosciuti ma non combattuti con la dovuta determinazione.
    Se le idee non vengono e non si concretizzano è perché questa classe dirigente è collusa con la malapolitica che li ha posti in posizioni di potere senza merito alcuno, ma per nepotismo, clientelismo e sporchi affari. Solo dalle menti illuminate e meritevoli possono venire le idee giuste, non dagli attuali parassiti che solo una rivoluzione potrà allontanare.
    Unitevi e combattete oppure non lamentatevi perché chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso e continuerà a stare sempre peggio.