Pensioni: 8 modi per anticipare l’uscita dal lavoro

Come ormai è ben noto, il decreto ‘Salva-Italia’ del 2011 ha innalzato il livello dei requisiti anagrafici e contributivi richiesti per poter andare in pensione.  Inoltre, il requisito dell’età continuerà ad essere costantemente innalzato nel tempo in base all’aumento della speranza di vita.

Tutto ciò si è tradotto in una maggiore attesa da parte di migliaia di lavoratori che hanno visto allontanarsi la tanto attesa pensione.

La normativa pensionistica però, mentre da un lato allungava i tempi, dall’altro prevedeva tutta una serie di soluzioni volte a ridurre l’attesa ed in pratica ad anticipare la pensione.

Ecco come fare per andare in pensione un po’ prima:

Pensione anticipata

La pensione anticipata è una prestazione economica introdotta nel 2012 dalla riforma previdenziale ‘Monti-Fornero’ cui si ha diritto al raggiungimento di una determinata anzianità contributiva. L’istituto della pensione anticipata è stato introdotto per tutelare chi ha iniziato la propria attività lavorativa in giovane età, onde evitare un’eccessiva penalizzazione in virtù dell’introduzione dei nuovi requisiti d’età per l’ottenimento della pensione di vecchiaia, sempre contenuti nella riforma “Monti-Fornero”. A seguito dell’introduzione della nuova normativa ecco quali sono i requisiti richiesti:

  • dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015, anzianità contributiva: uomini 42 anni e 6 mesi, donne 41 anni e 6 mesi;
  • dal 1° gennaio 2016, anzianità contributiva: uomini 42 anni e 6 mesi*, donne 41 anni e 6 mesi*

*Requisito da adeguare alla speranza di vita

Anzianità anticipata per le donne con la scelta del sistema contributivo

La riforma delle pensioni voluta dal Governo Monti contiene una eccezione rispetto alla nuova pensione di vecchiaia (a 66 anni) e alla nuova pensione anticipata (con 42 anni di contributi). Si tratta del sistema che prevede il calcolo della pensione sulla base dei contributi versati e non sulla base delle retribuzioni percepite come previsto dal sistema retributivo. Il sistema contributivo riduce l’importo del trattamento di pensione rispetto al calcolo con il sistema retributivo e quindi il Governo ha inteso agevolare le donne che hanno optato per il sistema più favorevole per l’ente pensionistico.

I requisiti per ottenere la pensione anticipata con questa penalizzazione sono i seguenti:

  • Età di 57 anni per le donne dipendenti, elevata a 58 anni di età per le lavoratrici autonome;
  • Almeno 35 anni di contributi.

Questa eccezione è valida solo fino al 2015.

 

Oltre alle deroghe legate a particolari requisiti personali, un’altra possibilità per superare i rigidi parametri imposti dalla Riforma delle Pensioni è il recupero degli anni non coperti da contributi, o con contribuzione versata a casse differenti.

In particolare, gli istituti utili al fine di ottenere annualità di assicurazione in più sono la ricongiunzione, il riscatto, la totalizzazione, il riconoscimento di contribuzione figurativa ed i versamenti volontari: analizziamoli nel dettaglio.

Il riscatto dei periodi non coperti da contribuzione

Tramite il riscatto, è possibile assicurare determinati periodi privi di versamento:

  • Periodi di studio universitario: sono compresi in quest’insieme i periodi corrispondenti a tutta la durata dei corsi legali di studi universitari, esclusi gli anni accademici cosiddetti “fuori corso”; la copertura è però esclusa per le annualità già coperte da contribuzione (come avviene nell’ipotesi degli studenti-lavoratori).
  • Periodi di lavoro svolto all’estero: normalmente, i periodi di lavoro subordinato prestati all’estero sono coperti da contribuzione, se lo Stato estero possiede una convenzione previdenziale con l’Italia; in caso contrario, è sempre possibile richiedere il riscatto relativo a tale lasso di tempo.
  • Periodi di formazione professionale, di studio e ricerca: in via generale, il riscatto è ammesso solo qualora la formazione sia stata preordinata all’acquisizione di titoli o di attestati per la progressione in carriera (come tirocini o borse di studio); l’istituto, però, non è ammesso da tutte le gestioni previdenziali.
  • Intervalli di lavoro part-time: per quanto concerne i lassi di tempo per i quali non è stata effettuata la prestazione lavorativa, è sempre possibile richiedere il riscatto.
  • Periodi di congedo per gravi motivi familiari: qualora il lavoratore abbia usufruito di tale congedo non retribuito, previsto per un massimo di due anni, può richiederne il riscatto nel caso in cui il versamento di tali contributi sia stato omesso.

Per poter coprire le annualità elencate, il soggetto interessato è tenuto ad effettuare un versamento (frazionabile sino a 120 rate) al proprio Ente previdenziale, la cui misura varia a seconda dei periodi da riscattare, dell’età e sesso del richiedente, nonché della sua retribuzione attuale.

La ricongiunzione a pagamento dei versamenti in una sola gestione

La ricongiunzione è un istituto che consente al lavoratore di unire i periodi assicurativi, versati in gestioni differenti, presso la stessa gestione previdenziale: in questo modo, i contributi possono essere considerati come appartenenti ad un unico fondo, dando luogo ad una sola pensione.

La totalizzazione per maturare il diritto all’assegno

Con la totalizzazione, meccanismo alternativo alla ricongiunzione, invece, i periodi versati presso gestioni diverse non sono riuniti, ma sommati: ciascuna contribuzione resta, cioè, accreditata presso la gestione originaria, pertanto l’ammontare finale dell’assegno pensionistico è dato dalla somma delle singole quote di pensione, calcolate secondo le regole di ogni gestione interessata.

Le differenze esistenti tra le due discipline si rispecchiano nei costi a carico del richiedente: mentre la ricongiunzione è onerosa, la totalizzazione, invece, è gratuita.

Dal 2010, difatti, tutte le operazioni di ricongiunzione sono a pagamento; precedentemente, era possibile ricongiungere a titolo gratuito, presso l’INPS, i contributi maturati presso forme di previdenza sostitutive, esclusive o esonerative dell’Assicurazione Generale Obbligatoria

Il calcolo del costo di ricongiunzione dipende, in parallelo a quanto previsto per il riscatto, da diversi fattori, quali la data di presentazione della domanda, età e sesso del richiedente ed anzianità contributiva.

La domanda deve essere presentata alla gestione previdenziale nella quale devono essere ricongiunti i diversi periodi assicurativi, che curerà l’intero iter, e comunicherà all’interessato l’ammontare dell’onere a suo carico ed eventuali rateizzazioni: se almeno le prime tre rate della somma indicata non sono versate entro i 60 giorni successivi, o non risulta pervenuta richiesta di rateazione, si presume la rinuncia alla ricongiunzione, mentre il versamento implica l’irrevocabilità.

Il cumulo gratuito dei contributi accreditati in gestioni diverse

Dal 2013 esiste, poi, una nuova disciplina, la totalizzazione retributiva, detta anche “cumulo”: essa consente, ai lavoratori iscritti più forme di assicurazione obbligatoria, al pari della totalizzazione, l’unione di più lassi di tempo non coincidenti; a differenza della totalizzazione, che prevede il solo calcolo contributivo delle frazioni di pensione, però, consente il calcolo dell’assegno pensionistico, “pro quota”, ovvero per ogni singola gestione, anche col metodo retributivo (solo quando spettante al soggetto).

Prosecuzione volontaria del versamento dei contributi

Il lavoratore, qualora il rapporto di lavoro cessi o sia sospeso, può versare volontariamente i contributi, al fine di raggiungere il diritto alla pensione: per effettuare gli accrediti, è necessaria un’autorizzazione dell’Ente previdenziale di riferimento, che la potrà fornire solo se il soggetto ha maturato almeno cinque anni di contributi effettivi nella vita lavorativa, o tre anni (un anno per part time, stagionali o parasubordinati) di contribuzione nei cinque anni che precedono la richiesta.

L’importo dei contributi volontari si ottiene applicando l’aliquota contributiva prevista, (che varia a seconda dell’annualità e del settore, e non può essere inferiore alla retribuzione settimanale imponibile prevista dalla normativa), all’ imponibile previdenziale del lavoratore riferito all’anno precedente la data di presentazione della domanda.

Se il soggetto è iscritto ad altre forme di previdenza sostitutive Gestioni speciali, Gestione Separata o Casse dei Liberi professionisti, non può essere ammesso al versamento.

La contribuzione figurativa

Nella vita lavorativa, esistono periodi coperti da contributi “fittizi”, cioè non versati dal datore di lavoro, né dal lavoratore, che hanno lo scopo di tutelare la persona in caso di sospensione o la cessazione del rapporto di lavoro; i periodi coperti da contribuzione figurativa riguardano le seguenti situazioni:

  • servizio militare o civile;
  • lavoro prestato presso un Paese estero privo di convenzione previdenziale con l’Italia;
  • fruizione dell’indennità di disoccupazione;
  • mobilità e cassa integrazione;
  • congedo parentale ed altre tipologie di congedo-aspettativa retribuita;
  • infortunio, malattia o maternità riconosciuta nell’assicurazione obbligatoria.

In talune ipotesi i contributi figurativi sono accreditati automaticamente, per altre è necessaria la domanda: in ogni caso, l’istituto non comporta alcuna spesa a carico del lavoratore ed è utile, generalmente, sia per il diritto che per la misura della pensione.