Capisci che stanno vincendo la battaglia quando ti rendi conto di essere stanco. Stanco di dover ogni volta prendere sul serio un qualcosa che, oramai, non ha più nemmeno la decenza di ammantarsi di un minimo di gravità emergenziale. Sembra un copione: l’attentato con sempre meno vittime ma sempre più penetrante a livello di location, il senso di assedio, le reazioni della politica, lo Stato che si riunisce e promette sicurezza. Sembra di rivedere un film: cambia qualche faccia e qualche nome ma, alla fine, la trama è la stessa. Quanto accaduto ieri sera sugli Champs Elysees rientra appieno in questa logica, tanto che stavolta è proprio il giallo del nome di uno dei due attentatori a garantire quel minimo sindacale di suspense che non faccia finire il fatto nelle pagine poco nobili della cronaca nera. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti transalpini, infatti, l’uomo che ha ucciso un poliziotto, ferendone altri due prima di essere ucciso, è stato identificato.

Si chiama Karim ma il suo nome completo per il momento non sarà rivelato. Gli investigatori, però, sono convinti che abbia goduto della complicità di un jihadista arrivato dal Belgio e hanno disposto un avviso di ricerca nei suoi confronti: probabilmente si tratta di quel Abu Yousif al-Belgiki a cui una rivendicazione dell’Isis, arrivata poco tempo dopo l’attacco tramite la solita Rita Katz, ha attribuito l’attacco. Insomma, erano in due: uno morto e l’altra alla macchia. Ovviamente, quello alla macchia sarebbe il miliziano dell’Isis, di fatto la mente dell’attacco. L’altro, manovalanza. Morta. Il problema è uno solo: come fai a fidarti, in questo mondo di fake news di Stato?

Come sempre, la vittima era un radicalizzato ben noto ai servizi ma, alla fine, è riuscito ad arrivare armato di kalashnikov sul viale principale di uno delle capitali europee e attaccare un blindato della polizia. Sentendo radio e tv francesi, più di un testimone ha detto che c’era un’aria strana ieri sera nel centro di Parigi e nelle stazioni della metro e questo prima dell’attacco: insomma, l’intelligence si aspettava qualcosa, probabilmente allertata dai colleghi del Belgio (altri Clouseau non da poco) riguardo le mosse di Abu Yousif al-Belgiki. C’era polizia in borghese, c’era elettricità nell’aria per chi sa cogliere certi particolari.

C’è però un problema, la fiducia di cui vi parlavo prima. Come fai a ritenere questa operazione il mero, ennesimo fallimento dell’intelligence, visto che se stai tracciando le mosse di due persone note all’antiterrorismo, magari li intercetti prima che arrivino – presumibilmente armati – nell’arteria principale della città all’ora di cena, voi cosa dite? Magari hanno studiato tutti alla Scuola Radioelettra, forse al CEPU ma qualcosa comincia a travalicare nel ridicolo, quando si tratta di atti terroristici in Francia: a Nizza, addirittura, la polizia locale spalancò le porte della Promenade all’attentatore, anch’esso noto alle forze dell’ordine. Depresso. Drogato. Forse alcolista: più che l’Isis sembra San Patrignano. Stando all’emittente BFMTV, il killer era stato precedentemente condannato a 15 anni di carcere per aver sparato a due agenti di polizia nel 2001.

Inoltre, aveva riferito di aver vissuto nelle periferie della capitale francese. Il quotidiano “Le Parisien” afferma invece che sulla base dei documenti trovati nella vecchia Audi A4 color argento da cui il killer è sceso per attaccare una camionetta della polizia, si chiamerebbe Karim Cheurfi, avrebbe 39 anni e nel 2003 era stato condannato a 20 anni di reclusione – pena ridotta a soli 5 anni – per aver tentato di uccidere tre uomini, inclusi due agenti, nel 2001 a Roissy-en-Brie. Siamo all’intelligence della motorizzazione, ormai. D’altronde, quale terrorista non USA l’automobile di proprietà per fare un attentato? Magari nel pomeriggio aveva comprato anche un Arbre Magique per non fare figuracce durante la perquisizione. Ovviamente, nell’auto c’erano armi. Tante.

Il problema è che non c’è niente da ridere, perché come dicevo all’inizio, se ti portano a questo livello di assuefazione all’allarme, è perché stanno vincendo. Parliamo di un Paese che fra due giorni potrebbe decidere, in larga parte, i destini dell’UE per come la conosciamo, un Paese dove non dovrebbe essere lasciato nulla di intentato, mentre invece Marine Le Pen viene raggiunta due volte sul palco da contestatori, mentre sta parlando. Era una sgallettata da centro sociale ma poteva essere chiunque. E armato. Ma chissà, forse all’establishment serve un alibi per giustificare ciò che ancora non si può dire apertamente. Ovvero, che al netto dei sondaggi, domenica al ballottaggio Marine Le Pen ci andrà: et voilà, sfogliate i quotidiani e ovunque compare un’analisi in base alla quale quanto accaduto a Parigi potrà cambiare e di molto l’esito del voto. Quindi, il problema non è una classe dirigente incapace e corrotta di cui la gente è stanca, non è la gestione criminale del fenomeno migratorio o, peggio ancora, quella dell’economia: se la Le Pen vincerà, avrà vinto solo grazie all’Isis, quasi fossero due facce della stessa medaglia. E poi, guardate questo grafico dell’autorevole Economist:

ci mostra i risultati di uno studio compiuto dalla Georgia State University in base al quale nei Paesi europei i convertiti siano percentualmente quelli con maggior predisposizione ad atti violenti in nome della fede. In Gran Bretagna, ad esempio, quella categoria pesa per il 4% di tutti i musulmani ma per il 12% dei jihadisti “home-grown”. Lo chiamano “lo zelo del convertito”: insomma, non è che l’islam sia solo il pretesto forte di una reazione sociale che negli anni Settanta trovava linfa nell’ideologia di estrema destra o sinistra? Non si tratta di rivolta sociale, prima che di guerra di religione? Non sarà che aver costruito quartieri ghetto dove rinchiudere due, tre generazioni di stranieri, ora presenta il conto? Non sarà che gestire l’immigrazione nel modo in cui è gestita, possa aggravare il problema? Non sarà rabbia e criminalità che cercano una giustificazione nobilitante, più che jihad in piena regola? Rifletteteci, prima di assuefarvi alle cazzate della Santanché o di Feltri.

Ma soprattutto, la Francia è il Paese in cui Francois Hollande ha firmato il decreto per lo stato di emergenza, ancora in vigore fino a luglio e state certi che proseguirà, appena rientrato all’Eliseo dallo Stade de France e con la strage del Bataclan ancora in corso. Era già tutto pronto, anche la penna stilografica. E’ il Paese che ha apposto il segreto di Stato su alcuni particolari di quella strage, così come ha secretato tutto ciò che riguarda lo strano zampino dei servizi segreti nella fornitura delle armi slovacche usate dal commando che ha colpito Charlie Hebdo. Come si fa a prendere sul serio tutto questo, come si fa a passare dai documenti lasciati in bella vista in automobile al terrorista fantasma degli Champs Elysee che nemmeno si trova più, stranamente ma di cui l’Isis ti fornisce gentilmente le generalità via Rita Katz?

E poi, scusate ma mi sovviene un dubbio: se l’isis ha mosso “il Belga” significa che ci teneva a questo attacco, altrimenti – formalmente controllati come dovrebbero essere questi elementi – non rischi di essere tracciato dall’intelligence nei tuoi spostamenti, facendoti facilmente beccare, no? E invece questo si sarebbe spostato dal Belgio in Francia, tracciato dall’intelligence e sarebbe arrivato a Parigi, città blindata a tre giorni dal voto, per fare cosa, da quanto possiamo dedurre? Per guidare l’automobile che ha portato tale Karim sugli Champs Elysee per attaccare a colpi di fucile un blindato della polizia e non qualche migliaio di turisti “infedeli” presenti: roba da malavita, da Clan dei Marsigliesi, non da terroristi che tengono mezzo mondo in ostaggio e vogliono creare il panico, non vi pare? Io non dico di chiamare Uber, visto che in Francia è fuorilegge ma muovi un tuo uomo dal Belgio per guidare l’automobile?

E poi, avete notate come i programmi televisivi e radiofonici di questa mattina abbiano trattato il tema in maniera blanda, quasi quotidiana? Certo, se ne è parlato ma mischiando l’accaduto con le previsioni riguardo il voto di domenica e, nel caso del nostro Paese, con lo scandalo dei vaccini. Il senso di angoscia ha lasciato spazio a quello della rassegnazione all’allarme. L’Isis ormai è come un vaso di fiori che barcolla da un balcone in un giorno di vento: se hai sfiga, ti prende ma questo va messo in conto. Così come la polizia ovunque, l’intelligence sempre più invasiva (salvo farsi fregare quasi sempre, almeno in Francia), lo Stato che decide d’imperio cosa è meglio per tutelare la sicurezza: al netto di premier e ministri in uscita in ordine sparso, Hollande come si è garantito il passaggio del Jobs Act in salsa transalpina, per mesi bloccato da scioperi di massa e violenti scontri di piazza? Con l’emergenza terrorismo. Guardate questa foto,

è già diventata il simbolo di quanto accaduto giovedì sera a Parigi: due turisti, presumibilmente americani visti stazza e abbigliamento, con le mani alzate come delinquenti nel pieno del viale principale di Parigi, costretti ad identificarsi con questo gesto di resa perché tenuti, come tutti, sotto tiro dalle forze speciali e dalla polizia. La giornalista Maria Latella, che vive a Parigi, parlandone nel corso di “Piazza pulita” ha detto quanto segue: “Sapete cosa significa questo per il turismo in Francia e a Parigi, un settore che stava appena per risollevarsi?”. E ha ragione, analisi perfetta: non servono più le stragi cruente e di massa, altrimenti non saresti andato a colpire un blindato della polizia sparando con un’arma automatica.

Non servono più le veglie e i gessetti colorati, le lacrime e il senso di smarrimento. Serve la perpetuazioni di un nuovo status quo socio-politico, il quale passa anche dal fatto che Parigi e la Francia soffrano per emorragie di appeal turistico, quindi economico: solo così lo Stato potrà spingersi sempre di più nel suo agire senza contrappesi, perché ti inoculerà – anche attraverso media e social network, le vere armi di distruzione di massa del nostro tempo – il virus tranquillizzante della sicurezza che passa soltanto attraverso il controllo assoluto. Vuoi di nuovo Parigi centro nevralgico del turismo mondiale? Lascia fare allo Stato, fidati.

Ormai siamo alla deriva in stile Dianetics del patto sociale, negli USA siamo addirittura all’accettazione normalizzata di questo,

ovvero la richiesta sempre più crescente, da parte non solo di cittadini facoltosi, di bunker anti-atomici sotto casa. Ne esistono di tutti i tipi e per tutte le tasche, a partire da 59mila dollari. Sono i cosiddetti “base model”:



vi piacciono? Ma se avete disponibilità maggiori, si sale di prezzo e anche di comfort:


ecco qui il modello con piscina e cantina per degustare il vino, mentre qualche pazzo bombarda la città. Vi piace convivere con questa merda che diventa proposta di acquisto quotidiana, l’Immobildream del terrore indotto, visto che nella testa vi hanno inculcato il panico per l’Isis che potrebbe usare agenti chimici o della Corea del Nord che potrebbe lanciare razzi come petardi a Capodanno? Nel frattempo, mentre noi parliamo del “Belga” che non si trova e di altre amenità legate al grande circo della paura permanente, passa sotto silenzio dell’altro. Ad esempio che, stando alla CNN, le autorità statunitensi stanno preparando le accuse per arrestare Juliane Assange per diffusione di documenti secretati a partire dal 2010.

Ma anche altro, strettamente correlato e confermato dalla CBS: ovvero, che i famosi hacker russi non c’entrano nulla con il trafugamento e il passaggio di documenti a WikiLeaks, tanto che l’FBI starebbe cercando una talpa interna, “un impiegato o un contractor con accesso fisico al materiale” nella CIA. La stessa agenzia il cui numero uno, l’altro giorno, stranamente ha definito WikiLeaks “un servizio segreto non statale ma ostile”. Insomma, la grande pantomima dello spionaggio russo, l’architrave di ogni russofobia e guerra nel Deep State, è crollata. E avete sentito come? Nel silenzio più totale. Perché c’erano i vari Karim e “il Belga” di turno a fare sufficiente casino. E a fare in modo che le vostre orecchie non sentissero. Pensateci.

Fonte: Rischio Calcolato | Licenza CC BY 2.5 IT

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