L’Istat certifica oggi un altro calo delle nascite tra gli italiani e questo potrebbe avere delle conseguenze spingendo a una riforma delle pensioni.

Davide Colombo, su Sole qui”>Il Sole 24 Ore, ricorda le proiezioni sulla popolazione in età da lavoro, destinata a passare dal 64,5% del 2015 al 56,9% del 2040:

“Vuol dire che tra poco più di vent’anni forze lavoro minori dovranno pagare le pensioni a grandi coorti di baby boomers: gli over 64enni saranno oltre il 31% del totale contro il 27,7% del 2015. Chi si preoccupa del fatto che la tecnologia o i lavoratori senior rubano posti ai giovani si faccia due conti. Se per comporre un quadro di finanza pubblica compatibile con la crescita e capace di garantire il calo del debito il “sentiero è stretto”, l’ipotesi di frenare il declino demografico diventa un esercizio pressoché impossibile. Per lo meno nel breve termine”, scrive il giornalista.

Il calo demografico è un problema molto serio

A perderci prima di tutti saranno i futuri pensionati che non avranno un’adeguata copertura per garantire il loro assegno pensionistico. In ogni sistema pensionistico c’è gente che fa versamenti pensionistici e gente che incassa la pensione. Il problema dell’Inps è di fare cassa tutti i mesi, per avere i soldi da versare ai pensionati. Per loro il fenomeno dell’immigrazione è provvidenziale, perché immette nel sistema un certo numero di lavoratori che fanno versamenti e non prelievi. Non sono versamenti molto cospicui, e non tutti gli immigrati li effettuano perché molti ancora lavorano in nero, ma è comunque quella boccata di ossigeno che contribuisce al funzionamento puntuale dell’Inps. Se ogni anno arrivano in Italia 500 mila immigrati, lavorano e versano contributi, il sistema regge. Il problema è che un giorno anche questi lavoratori avranno diritto alla pensione.

Saranno i robot a salvarci

E’ l’ultimo rapporto del McKinsey Global Institute a darci un’idea di quello che potrebbe accadere in futuro. In uno studio approfondito sugli effetti dei robot, la società di ricerca ha tracciato e analizzato gli anni a venire di 2000 singole attività (per intenderci, non fa riferimento alla categoria agricoltore, ma parla di “addetto alle macchine agricole”, di “tornitore”, etc).

La ricerca dimostra che ben il 49% delle attività (che producono salari complessivi per annui per 15.8 miliardi di dollari), grazie alle attuali tecnologie, potrebbe essere svolto dai robot. Meno del 5% del totale professioni potrà essere completamente automatizzato e nel 60% dei lavori, il 30% delle attività potranno essere svolte automaticamente da robot.

Se questi numeri preoccupano i più, tanto che Bill Gates ha pensato di tassarli, è vero anche che non tutto il male vien per nuocere. E proprio i robot, almeno per l’Italia futura, potranno rappresentare una soluzione alla mancanza di forza lavoro.

Fonte: ilsussidiarioilsole24oreintelligonewsstartmag

Articolo di Pensioninovita che ripubblichiamo per gentile concessione

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