All’indomani della festa della mamma, l’onorevole Maria Luisa Gnecchi parla della previdenza femminile, e della necessità che si provveda a valorizzare i lavori di cura:

“Sarà bello domenica prossima festeggiare la mamma ma ricordiamoci che le donne sono in credito: le riforme previdenziali ed in particolare la manovra Fornero sono state fatte sulle loro spalle. Per questo è doveroso che l’intento stabilito nel verbale tra le Organizzazioni sindacali e il governo sulla previdenza che ha portato ai miglioramenti in legge di bilancio per il 2017- precisamente: “Valorizzare e tutelare i lavori di cura ai fini previdenziali” – venga trasformato in progetto concreto”.

Lo afferma la capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera, Marialuisa Gnecchi, la quale aggiunge:

“La commissione Lavoro di Montecitorio ha svolto una indagine sull’impatto di genere della legge Fornero e dei cambiamenti di tutta la scorsa legislatura. L’esito è drammatico per noi donne. Non si pretende di tornare ai 5 anni di differenza uomo-donna per l’accesso alla pensione di vecchiaia, ma sicuramente non è più pensabile “dimenticare” nel computo della pensione i lavori di cura, tutti interamente a nostro carico. Finchè non ci sarà una eguaglianza sostanziale nei carichi di lavoro, non è tollerabile che il doppio, triplo, quadruplo lavoro sia svolto gratis dalle donne! Se il Trentino Alto Adige è la regione con la maggiore natalità non è perché ci amiamo di più ma perché ci sono lavoro e servizi per le mamme”, conclude la Gnecchi.

Sulla stessa lunghezza d’onda un’altra parlamentare del Partito democratico, Anna Giacobbe, che, sempre in vista della Festa della Mamma, ha scritto in un post sulla sua pagina Facebook:

“Il problema principale non è conciliare la maternità con il lavoro, ma conciliare la maternità con la disoccupazione. Nei periodi e nei luoghi in cui l’occupazione delle donne è più alta, maggiore è anche l’indice di natalità: ci sarà pure un motivo”.

Anche Orietta Armiliato del Comitato Opzione Donna social, continua a sostenere le ragioni delle lavoratrici rivendicando la giusta attenzione e valorizzazione della specificità di genere nel lavoro di cura familiare e anche per tante altre situazioni di difficoltà che sono costrette a vivere le donne durante la loro carriera lavorativa. Orietta Armiliato scrive che alla fine del confronto sulla seconda fase dei riforma delle pensioni:

“La speranza è di poter vedere uno squarcio di azzurro traducibile in una percorribile strada previdenziale per le donne che sono rimaste orfane della possibilità di accedere ad una misura che possa da un lato riconoscere i lavori di cura, così come previsto dal suddetto accordo, e dall’altro poter anticipare i tempi di accesso alla quiescenza”.

Armiliato ha annunciato, inoltre, che dal sondaggio condotto proprio sulla pagina Facebook del Comitato ha potuto constatare che c’è stata una certa approvazione per un’ipotesi di proposta di riforma delle pensioni, basata sulla formula dell’Ape, ma con due parametri di accesso flessibili, “che potrebbero essere dati da quote (anni+contributi) o fissi partendo da un’età anagrafica pari a 60 anni, con l’erogazione dell’assegno pensionistico tramite il sistema dell’anticipazione garantita dall’ammontare dell’importo della pensione futura”.

Armiliato fa quindi sapere che la prossima settimana invierà una “lettera aperta” “sia ai membri della Commissione Lavoro, sia ai vari tecnici che siedono, incaricati dal Governo, alla cabina di regia, in modo da rendere ufficiale e manifesta la posizione delle donne iscritte al Comitato Opzione Donna Social, rispetto alla flessibilità in uscita e al riconoscimento dei lavori di cura.

Fonte: knewsurbanpostilsussidiario

Articolo di Pensioninovita che ripubblichiamo per gentile concessione

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