L’Ape social potrebbe presto diventare operativa, anche se ancora non è chiaro quando il decreto attuativo sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale. Giuliano Poletti ha fatto capire che il provvedimento è stato inviato, o è pronto per esserlo, alla Corte dei Conti. Mentre per l’Ape volontaria, novità principale della riforma delle pensioni, il ministro del Lavoro ha detto che “la strada è più complicata”. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, è comunque certo che che l’Anticipo pensionistico avrà un Tasso annuo effettivo globale (Taeg) del 3,2%, che resterà fisso durante il prestito, ma che verrà aggiornata con cadenza bimestrale. Dunque, a seconda di quando si avrà l’accesso all’Ape, si potranno avere anche interessi diversi. Il quotidiano di Confindustria segnala in ogni caso che il Taeg proposto è di gran lunga inferiore a quello di un prestito che preveda la cessione del quinto dello stipendio o della pensione, che di solito varia tra il 5,6 e il 7 per cento, mentre per il prestito vitalizio ipotecario non si scende sotto il 4 per cento.

Interpellato Vincenzo Galasso, membro della policy unit di palazzo Chigi, secondo il quale la misura verrà probabilmente utilizzata “dal 10 o 20 per cento della platea interessata, attorno ai 30.000 lavoratori. Del resto non tutti hanno la necessità di smettere di lavorare a 63 anni”. L’economista ha infine ricordato che, attraverso l’Ape aziendale, è possibile di fatto annullare l’incidenza della rata Ape da restituire con la pensione futura. Senza dimenticare che un lavoratore potrebbe fare ricorso anche alla Rita.

E se Giuliano Poletti ha detto che sull’Ape social “siamo all’ultima curva”, Cesare Damiano chiede allora al Governo di accelerare, per non uscire di pista. L’ex ministro del Lavoro ha infatti ricordato che tra i lavoratori continua a crescere la preoccupazione nel vedere che uno dei principali provvedimenti della riforma delle pensioni tarda ad arrivare. Il Presidente della commissione Lavoro della Camera si è detto anche preoccupato per il ritardo che si sta registrando riguardo l’Ape volontaria:

“Sull’Ape sociale il ministro Poletti ci ha annunciato che siamo ‘all’ultima curva’. Ce lo auguriamo di cuore, anche perché siamo in forte ritardo e cresce la preoccupazione tra i lavoratori che aspettano di andare in pensione e che sono rimasti senza reddito. Come si sa, per ‘uscire’ illesi da una curva quando si è in auto, occorre accelerare per non ‘uscire’ di pista”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera in occasione della prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei due DPCM riguardanti l’APe sociale e i lavoratori precoci.

“Ci auguriamo – prosegue – che questo avvenga. Preoccupa invece il fatto che, per quanto riguarda l’Ape volontaria, siamo appena all’inizio nell’attuazione del Decreto. Ogni ritardo nella applicazione delle normative blocca nel posto di lavoro migliaia di persone e rallenta il ricambio occupazionale a svantaggio dei giovani. Dobbiamo recuperare il tempo perduto”. “Infine, ci fa invece piacere che Poletti abbia annunciato che occorra trovare soluzioni più eque per l’edilizia. La norma della ‘continuità lavorativa’ richiesta per andare in pensione, fa a pugni con un settore caratterizzato da attività discontinue come quello delle costruzioni. È giusto pensare di migliorare la legge. Va fatto rapidamente”, conclude indicando che l’esame del decreto legge contenente la manovra bis (Dl 50/2017) potrebbe essere l’occasione per farlo.

“Purtroppo, molto raramente, – ricorda Damiano – un operaio edile a 63/65 anni matura 36 anni di contributi, in quanto, mediamente, lavora alcuni mesi l’anno, e anche per il suo contratto di lavoro, che molte volte inizia con l’avvio del cantiere e termina con la conclusione dello stesso. Altrettanto impossibile risulta avere sei anni di lavoro continuativo sia per le ragioni sopra esposte, sia per tutto quanto è legato alla grave crisi che ha colpito il settore negli ultimi anni”. Per i lavori gravosi Damiano ricorda comunque che sono stati compresi, tra gli altri, gli operai dell’edilizia, le maestre d’asilo e di scuola materna, gli infermieri, i macchinisti delle ferrovie e i camionisti. Categorie sottoposte a lavori particolarmente stressanti, che potranno accedere all’APE agevolata e rientreranno tra i lavoratori precoci che potranno andare in pensione con 41 anni di contributi (se avranno maturato 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età)” (cd. quota 41).

APe Volontaria: quanto costerà?

Come noto, l’Ape volontaria potrà essere richiesta da chi ha raggiunto almeno un’anzianità anagrafica di 63 anni e una contributiva di 20. La misura non sarà senza costi per i richiedenti dal momento che è basata su di un prestito concesso da banche e istituti di credito che dovrà essere ripagato entro 20 anni dall’erogazione della pensione effettiva. In attesa delle ultime notizie circa i decreti attuativi e gli accordi quadro tra Ania e Abi, è possibile ad oggi fornire delle informazioni circostanziate circa il costo dell’Ape volontaria.

In relazione al costo dell’anticipo pensionistico è da rimarcare come il prestito al quale si avrà diritto con l’Ape volontaria garantirà un tasso agevolato più conveniente della stragrande maggioranza delle altre opzioni sul mercato. Ciò a causa delle garanzie che mette in campo le misura che coinvolgono i contributi per le pensioni versati dal richiedente, l’assicurazione in caso di premorienza e il fondo di garanzia attivato presso il Mef.

Le ultime notizie sulle pensioni infatti, che dovranno essere confermate dai decreti attuativi e dall’accordo con banche e assicurazioni, segnalano un Taeg a circa 3,2 punti percentuali. Per chi avrà accesso all’Ape volontaria il tasso sarà fisso per la durata del proprio anticipo ma il tasso sarà aggiornato ogni 2 mesi.

Le condizioni effettive del prestito sono però molto varie e devono considerare in primo luogo la durata temporale richiesta per Ape volontaria che, ricordiamo non può essere inferiore ai 6 mesi e superiore ai 43. Secondo le ultime notizie da confermare con i decreti attuativi l’importo a cui si accederà per le 12 mensilità dell’Ape oscillerebbe tra il 90% e il 30% dell’assegno della pensione da calcolare in base alla durata dell’anticipo.

Il rimborso

Ipotizzando un tasso di interesse annuo del 2,8% ed un costo del premio assicurativo pari al 32% del capitale finanziato secondo le proiezioni che pensionioggi.it ha sviluppato l’importo della decurtazione media per chi sceglie l’APE volontario risulterà pari al 5,6% del trattamento netto per ogni anno di anticipo (si veda la tavola sottostante) in caso di richiesta di un’APE volontario di 12 mesi; costo che sale al 10,5% in caso di anticipo di 24 mesi e che raggiunge quasi il 15% in caso di 36 mesi di anticipo. Nel corso dei successivi venti anni la rata di restituzione del prestito sarà gradualmente assorbita dalla perequazione dei trattamenti pensionistici e, pertanto, risulterà meno intensa. Ipotizzando, ad esempio, una rivalutazione dei trattamenti pari al 2% annuo dopo dieci anni il peso della rata di restituzione del prestito, nella prima ipotesi, ammonterà a meno del 4,8% del trattamento netto. Nell’ipotesi in cui le rate annue fossero 13 (260 rate nell’arco dei 20 anni) l’importo mensile da restituire risulterebbe ancora più contenuto. Sul punto c’è da dire che si tratterebbe, comunque, solo di un effetto visivo dato che la riduzione della rata mensile sarebbe compensata dalla presenza di una doppia rata applicata nel mese di dicembre, in occasione della 13^ mensilità.

Fonte: ilsussidiariopensionioggiinformazionefiscale

Articolo di Pensioninovita che ripubblichiamo per gentile concessione

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